Lucia Bosé è morta a 89 anni per una polmonite, una vita dedicata allo spettacolo, al cinema sotto la direzione di registi come Antonioni, Fellini, Emmer, i fratelli Taviani. L’annuncio arriva dal figlio che scrive “è già nel migliore dei posti”. È stata Miss Italia del ’47, la ragazza di piazza di Spagna, moglie del torero Dominguin, madre di Miguel che scelse il cognome della mamma per la sua carriera di cantante.
Insieme a Sophia Loren, Gina Lollobrigida si conquistò, grazie alle sue forme, l’etichetta di “maggiorata”, allora era un complimento oggi suona un termine superato. L’inizio per Lucia Bosé è grazie a Luchino Visconti che la scopre dietro il bancone di una pasticceria quando ancora erano lontani per Lucia Borloni, nata a Milano il 28 gennaio 1931, i sogni del cinema. Nata come semplice commessa a sedici anni è una ragazza che non passa inosservata, ma è l’incontro con il grande maestro e la vittoria a Miss Italia nel ’47 a Stresa a introdurla nel mondo dello spettacolo. Nella sua stessa edizione c’erano anche Gianna Maria Canale, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano e Eleonora Rossi Drago.

Il debutto sul grande schermo avviene nel ’50, con Non c’è pace tra gli ulivi di Giuseppe De Santis, in cui vestiva i panni di una pastorella ciociara, affiancata da Raf Vallone e Folco Lulli, sarebbe potuta essere anche la mondina di Riso amaro ma la famiglia si era opposta dopo che lei aveva superato il provino. I genitori erano persone semplici e piuttosto di vedute strette, la fotografia a Miss Italia era stata inviata a sua insaputa, quando la sua immagine era stata pubblicata sulla rivista Tempo i suoi si erano infuriati, ma poi di fronte all’occasione di andare a Stresa erano capitolati. Del 1950 anche il debutto di Michelangelo Antonioni che la volle protagonista nel suo Cronaca di un amore accanto a Massimo Girotti, seguito tre anni dopo poi da  La signora senza camelie. A questi film più autoriali seguono le commedie rosa di Luciano Emmer (Parigi è sempre Parigi, Le ragazze di piazza di Spagna) e poi la serie di film comico-farseschi con Walter Chiari, altro suo grande amore prima del matrimonio col torero spagnolo che la porterà nel ’56 ad un ritiro temporaneo dalle scene non prima però di aver partecipato a Gli sbandati di Francesco Maselli, menzione d’onore alla Mostra del cinema di Venezia, dove è la giovane operaia Lucia che si innamora del figlio di una contessa.

Dopo il divorzio col torero, con cui ha avuto tre figli (oltre a Miguel anche Lucia e Paola), l’attrice torna sulle scene. Tra Spagna (dove ha vissuto negli ultimi anni), Francia e Italia. Lavora con Fellini (Satyricon), i Taviani (Sotto il segno dello scorpione), Marguerite Duras (Nathalie Granger), Francesco Rosi (Cronaca di una morte annunciata), Roberto Faenza (I viceré), Ferzan Ozpetek (Harem Suaré). Negli ultimi anni un’apparizione come Donna Isabella nella serie Capri e un ultimo film, Alfonsina y el mar, secondo lungometraggio del duo K. Kosoof,  Pablo Benedetti e il Davide Sordella, storia della scrittrice Alfonsina Storni, intellettuale argentina di origini italiane che, di fronte a un male incurabile, scelse di morire suicida nel Mar de la Plata.

Nel 2000 era riuscita a realizzare un sogno di gioventù aprendo il primo Museo dedicato agli angeli al mondo, nella cittadina di Turégano, vicina a Segovia. Il Museo, dedicato alle rappresentazioni degli angeli, attualmente vanta più di ottanta opere di artisti contemporanei di diversi paesi, oltre a varie sculture angeliche.  L’ultima apparizione in Italia è stata lo scorso autunno alla Festa di Roma dove l’attrice è venuta ospite per presentare la sua biografia scritta da Roberto Liberatori.

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